PREMESSA
Plato è uno dei crateri lunari più affascinanti e misteriosi, un vero gioiello per chi ama l’osservazione del nostro satellite. Situato nella parte settentrionale del Mare Imbrium, si distingue per il suo fondo scuro e uniforme, che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “grande lago nero”.
Con un diametro di circa 100 x 95 km e una profondità media di circa 1 km, Plato è una formazione circolare che si adagia sulla catena delle Alpi Lunari. Le sue pareti, relativamente basse rispetto ad altri crateri, raggiungono un’altezza di circa 2000 m, con una sezione collassata a ovest che aggiunge ulteriore complessità alla sua struttura. Ad est, invece, si trova Plato G, un cratere satellite che si appoggia sui versanti più scoscesi della struttura principale.
Il fondo del cratere è un immenso pianoro basaltico, livellato da antiche colate laviche e punteggiato da piccoli crateri, alcuni appena percepibili con strumenti amatoriali. Sono visibili anche macchie chiare a diversa albedo, la cui apparente variabilità ha portato in passato a segnalazioni di fenomeni lunari transienti (TLP), come le misteriose “nuvole” osservate nel 1871.
Plato è stato fotografato in dettaglio da missioni come il Lunar Orbiter IV, l’Apollo e il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), ma rimane uno dei bersagli preferiti dagli astrofili, che con telescopi amatoriali possono studiare l’evoluzione delle ombre e dei dettagli interni al variare della colongitudine solare.

TOPOGRAFIA E CARATTERISTICHE PRINCIPALI
- Diametro: 100 x 95 km
- Profondità media: ~1 km
- Altezza delle pareti: ~2000 m
- Dimensione apparente: 55.81″
- Longitudine: 9.383° Ovest
- Latitudine: 51.619° Nord
- Faccia lunare: Nearside
- Quadrante: Nord-Ovest
- Area: Bordo Settentrionale della Luna
Plato è una formazione del periodo Imbriano superiore (3,85 – 3,2 miliardi di anni fa) ed è circondato da imponenti rilievi montuosi. Alla colongitudine di 10°, con l’innalzamento del Sole sul fondo, le ombre dei picchi orientali iniziano a ritirarsi, regalando uno spettacolo incredibile.
All’interno del cratere, oltre ai 5 craterini principali numerati nelle immagini del Lunar Orbiter, l’osservatore esperto può tentare di individuare fino a 71 micro-crateri, come descritto da W. Pickering nel 1892. Tuttavia, molti di questi dettagli sono al limite della risoluzione per strumenti amatoriali, e la loro visibilità dipende fortemente dal seeing e dall’altezza del Sole locale.
STRUMENTAZIONE CONSIGLIATA
- Minimo strumento ottico: Binocolo 10x (per l’identificazione del cratere)
- Osservazione dettagliata: Telescopio da 203 mm (per i craterini principali)
- Alta risoluzione: Strumenti da 280 mm o superiori (per i micro-crateri più elusivi)
Un 203 mm in una notte di seeing perfetto permette di distinguere almeno 10 micro-crateri sul fondo, mentre strumenti più grandi possono risolvere ulteriori dettagli. In condizioni di seeing mediocre, diaframmare un telescopio a specchio può migliorare l’immagine, riducendo la turbolenza ai bordi dello specchio.
I rifrattori apocromatici da 100 mm eccellono nel contrasto, ma raramente superano i telescopi a riflessione di diametro maggiore nell’osservazione lunare. In ogni caso, l’uso di filtri colorati come il W12 o il W23A aiuta a migliorare il contrasto delle strutture. Molto utile anche il Baader Planetarium Contrast Booster, che offre un ottimo bilanciamento tra luminosità e contrasto.
PERIODO MIGLIORE PER L’OSSERVAZIONE
- 1 giorno dopo il Primo Quarto
- Ultimo Quarto
Plato è visibile sin dall’ottavo giorno di lunazione, ma i momenti migliori per l’osservazione si verificano quando il cratere è vicino al terminatore, con la luce solare radente che accentua il rilievo delle strutture interne.
I PRINCIPALI CRATERI SUL FONDO DI PLATO
Plato, con il suo fondo scuro e apparentemente liscio, nasconde in realtà una serie di piccoli crateri, alcuni dei quali accessibili agli astrofili con strumenti di media e grande apertura. Il bordo del cratere misura circa 100 km di diametro, ma al suo interno si trovano formazioni minori che rappresentano una sfida entusiasmante per chi desidera spingere i propri strumenti al limite della risoluzione.
I “QUATTRO GRANDI” CRATERI
Questi sono i crateri più evidenti, con diametri che variano dai 2,7 km ai 2,1 km. Il cratere più facilmente osservabile è spesso quello indicato come “A”, grazie ai bastioni che riflettono maggiormente la luce solare, rendendolo talvolta visibile già con telescopi da 100-125 mm in condizioni di seeing eccellente. Con aperture da 150 mm o superiori, è possibile rilevare fino a quattro di questi crateri durante le fasi di illuminazione radente.
I “PICCOLI QUATTRO”
Questi crateri, con diametri compresi tra 1 e 2 km, sono più complessi da individuare. “e” e “f”, ad esempio, tendono a nascondersi nelle ombre proiettate dalle pareti durante le prime ore di luce lunare. Con telescopi da almeno 200 mm e un seeing particolarmente stabile, è possibile risolverli come piccole depressioni o punti luminosi.
I “MICROCRATERI NASCOSTI”
Oltre ai crateri più evidenti, il fondo di Plato ospita una serie di craterini con diametri inferiori al chilometro, che rappresentano una vera sfida anche per strumenti di grande apertura (oltre i 250 mm). Alcuni, come il cratere “p”, sono in realtà gruppi di microcrateri sovrapposti che, sotto particolari condizioni di illuminazione, appaiono come singole strutture allungate. L’osservazione di questi dettagli richiede non solo un grande diametro, ma anche l’ausilio di tecniche come la fotografia CCD ad alta risoluzione, che ha permesso ad alcuni astrofili di documentare queste minuscole formazioni con straordinaria chiarezza.

FENOMENI TRANSITORI E ANOMALIE OTTICHE
Plato è stato spesso protagonista di segnalazioni di fenomeni lunari transienti (TLP), come bagliori, nebbie o improvvise variazioni di luminosità. In molti casi, queste apparenti anomalie si sono rivelate semplici illusioni ottiche legate al movimento delle ombre o ad artefatti digitali nelle riprese.
Un esempio interessante è l’emersione, a partire da una colongitudine di 18.7°, di una collina complessa ai piedi della parete sud, che può sembrare un nuovo rilievo emergente dalle ombre. Anche le variazioni di albedo del cosiddetto “settore chiaro” a sud-ovest possono trarre in inganno gli osservatori meno esperti.
La tecnica del blink con filtri di diverso colore (es. W23A rosso chiaro e W80A blu) permette di studiare meglio queste variazioni, aiutando a distinguere i dettagli reali da semplici effetti luminosi.

MONITORAGGIO E RICERCA AMATORIALE
Date le sue caratteristiche, Plato è un candidato ideale per progetti amatoriali di monitoraggio lunare. Registrare sistematicamente le osservazioni durante l’intera lunazione può rivelare interessanti variazioni nella visibilità dei micro-crateri e delle zone a diversa albedo.
Alcuni astrofili hanno persino documentato la temporanea scomparsa di craterini o la comparsa di picchi temporanei, fenomeni che spesso si spiegano con semplici effetti prospettici o con le distorsioni introdotte dal seeing.
Ma è proprio questa sfida a rendere Plato un bersaglio così appagante: ogni sessione osservativa è un piccolo viaggio esplorativo, che ci permette di scrutare uno degli angoli più suggestivi della superficie lunare.